FAAC, UN’IMPRESA DIVERSA

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▣ 22 Gennaio 2026 ♙ Rievoluzione

FAAC, UN’IMPRESA DIVERSA

22/01/2026: FAAC,  UN’IMPRESA DIVERSA - ROTARY CLUB di CENTO

La storia speciale e per certi aspetti unica di FAAC è stata descritta in modo efficace e accattivante dall’avvocato Andrea Moschetti, Presidente e Amministratore Delegato della società, in una piacevole serata che ci ha visti riuniti a Villa Chiarelli.

Tutto inizia si può dire per caso, da una disavventura occorsa a Giuseppe Manini, il fondatore, quando ancora ragazzo subisce il furto della bicicletta che aveva lasciato nella rastrelliera nel cortile di casa con il cancello aperto.  Questo fatto lo stimola a cercare un sistema per la chiusura automatica dei cancelli. Prende un cilindro, un pistone e un tubo di gomma che collega all’acqua condominiale, apre il rubinetto e…il cancello si chiude.   Da qui Manini sviluppa il sistema oleodinamico che nel 1965 porta alla nascita di FAAC e della storia dell’automazione dei cancelli.   Il prodotto innovativo, di grande qualità e affidabilità, risponde ad una esigenza sentita e ha una crescente diffusione, decretando un rapido successo per l’azienda che si sviluppa rapidamente.

Il fondatore muore precocemente e il figlio Michelangelo, ancora giovane e con predisposizioni diverse dal padre, non ha l’attitudine dell’imprenditore. Decide quasi inaspettatamente di non passare la mano, come molti si aspettavano, ma di continuare come “investitore”. Costruisce una valida struttura manageriale che sarà in grado di continuare e sviluppare l’attività.   Lo scopo è quello di dotare l’azienda di una struttura in grado di garantirne la sopravvivenza e lo sviluppo, anche in assenza dell’imprenditore.   La scommessa è vinta e la storia di FAAC continua con successo.   Anche il figlio, come il padre, ha vita breve e l’azienda deve affrontare altri cambiamenti. Ma la struttura è solida ed in grado di sopportare gli scossoni.   Ancora una volta ci si aspetta che ci sia un passaggio di mano. Invece inaspettatamente compare la decisione testamentaria di Michelangelo, che è celibe e senza figli, di lasciare tutto in eredità alla Arcidiocesi di Bologna.

La Curia decide di accettare l’eredità e di continuare la sfida.

Il Cardinale Caffarra con felice intuizione e grande determinazione sceglie di concentrarsi in questa inusuale avventura per la Chiesa.   Ci sono una serie di problematiche da affrontare legate alle normative legali e fiscali e al diritto ecclesiastico. Il Cardinale nomina un gruppo di professionisti laici come guida operativa della FAAC. Vengono coinvolte figure professionali di primo piano per elaborare una struttura societaria speciale in cui la gestione è separata completamente dalla proprietà. Il Consiglio di Amministrazione gestisce in grande autonomia l’azienda. Il proprietario della società, ovvero l’Arcidiocesi, è sostanzialmente un tutore morale dell’impresa e si occupa di vigilare affinché vengano rispettati i principi della dottrina sociale della Chiesa.

Il Cardinale Matteo Zuppi, che succede a Caffarra, conferma quanto fatto dal predecessore. Gli utili rimangono in azienda per fare sviluppo, la parte non investita (attualmente dai 5 ai 10 milioni di euro all’anno) è destinata alle casse dell’Arcidiocesi e viene utilizzata interamente per opere di carità. Le direttive e le volontà della proprietà, cioè della Curia, hanno portato ad una attenzione altissima a sicurezza, ambiente, welfare, occupazione.

Il sistema funziona, produce utili, l’azienda si espande e attualmente ha un fatturato di circa 750 milioni di euro, con 55 società in 31 Paesi e 5 continenti e circa 4.000 persone coinvolte.   In tutte le parti del mondo dove FAAC ha stabilimenti e opera, ogni dipendente è coperto da assicurazione sanitaria e assistenza famigliare, garantendo benessere e sviluppo.   FAAC coniuga in modo virtuoso gestione e sviluppo aziendale con attenzione alla solidarietà, alla crescita sociale e alla occupazione.

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