LA BOTTEGA DELL’IMPRENDITORE GUERCINO

Una serata dedicata all’ ”azienda” della massima gloria centese
Relatrice Barbara Ghelfi – Il ruolo del “Libro dei conti”.
Dell’imprenditore Guercino (sì, non è un errore), titolare di un’avviatissima bottega d’arte in pieno ‘600, si è parlato giovedì scorso nell’affollato interclub con gli amici del San Giorgio di Piano alla presenza di alcuni importanti ospiti, a loro volta grandi esperti del nostro Giovanni Francesco Barbieri, come Fausto Gozzi già direttore dei musei centesi e Gianni e Cristina Fava noti collezionisti d’arte. A descrivere la feconda e poco conosciuta attività della Bottega guerciniana era stata chiamata Barbara Ghelfi docente di arte all’Università di Bologna, ben conosciuta e apprezzata esperta della pittura (e non solo) dell’età barocca, autrice di molte pubblicazioni scientifiche e relatrice in seminari e congressi. Accanto a lei il presidente del club Luca Bergonzini che ha presentato la principale ospite della serata e Salvatore Amelio che ha introdotto i lavori facendo anzitutto riferimento al “Libro dei conti”, documento davvero fondamentale, prezioso, per conoscere l’attività del Guercino e dei suoi collaboratori, pubblicato nel 1997 dalla Fondazione CariCento. E’ difficile, oggi, trovarne delle copie: ce ne sono ad esempio su EBay ma a un costo superiore a 100 euro.
Dunque la bottega del Guercino: la Ghelfi ha ricordato come fosse organizzata al pari di una vera e propria azienda che produceva quadri (con soggetti diversificati, come vedremo) e che aveva la punta di diamante naturalmente in Guercino, ma affiancato da altri grandi artisti a cominciare dai suoi parenti, i Gennari, e dal fratello Paolo Antonio che, in più, ebbe un compito extra di primo piano: gestire il citato ”Libro dei conti”; lo fece dal 1629 al 1649, anno in cui morì; dopo, fino al 1666, fu lo stesso Guercino ad aggiornarlo. Nel documento venivano indicati, in particolare, gli ordini eseguiti, i committenti, i soggetti dell’opera e il compenso ricevuto. Appunto i conti: Guercino pare fosse molto… sensibile al tema. Non divenne mai ricco ma certamente benestante e investì in terreni attorno a Cento dove a lungo ebbe la sede operativa per poi spostarla a Bologna dopo aver operato in gioventù anche a Roma al seguito del papa bolognese Gregorio XV Ludovisi, suo protettore. Grazie al libro (che Denis Mahon, massimo studioso del Guercino, teneva sempre con sé), si hanno quindi notizie certe di centinaia di opere dell’artista e della bottega. Ciononostante altri quadri non vennero annotati, ha rilevato la Ghelfi: ad esempio quelli donati, o quelli non consegnati o, ancora, le opere destinate alla famiglia o addirittura alcuni quadri dimenticati. Infatti ci sono altri documenti che attestano queste realizzazioni “aggiuntive”. Di rilevo, poi, il tema della diversificazione: le opere avevano come soggetto un paesaggio, oppure una natura morta o magari una figura o una pala d’altare a carattere sacro. E i vari pittori della Bottega (anche una quindicina) si specializzavano in un particolare genere. Spesso venivano effettuate anche copie, richiestissime. Guercino intanto dirigeva, dipingeva e disegnava, sempre e ovunque: una passione nata da un talento straordinario che ha fatto germogliare altre indiscusse professionalità.
Nel corso dell’incontro, molto apprezzato, ha fatto l’ingresso nel club il nuovo socio Simone Bulleri, ingegnere, dirigente d’azienda, già ottimo giocatore di basket. Benvenuto Simone!