
Il bullismo è un fenomeno di antica data ma non per questo può essere sottovalutato. E allora le istituzioni cercano di combatterlo, ad esempio coordinandosi e mettendo in atto molteplici azioni a contrasto, con la chiara consapevolezza che la repressione non basta. È il caso del Comune di Cento che un anno fa sottoscrisse un protocollo di lotta al bullismo. Come stanno andando le cose? Ne hanno parlato, nel corso di una interessante quanto utile tavola rotonda al nostro club, coordinata dal presidente Luca Bergonzini, quattro protagonisti del progetto: l’assessore (e medico del SS. Annunziata) nostro socio Mario Pedaci, il comandante della polizia locale di Cento Fabrizio Balderi, Stefania Crocitti del dipartimento giuridico dell’Università di Bologna e Alessandro Mazzini dell’Associazione Strade.
Le quattro citate realtà associative istituzionali, ha sottolineato in apertura Pedaci (“padre” del Protocollo) , costituiscono il “tavolo” al quale giungono le segnalazioni dei casi di bullismo nella zona. Nel frattempo, ha aggiunto, occorre comprendere più a fondo il fenomeno per contrastarlo adeguatamente. In che modo? Anzitutto sentendo i ragazzi stessi. Di qui il significativo questionario somministrato a 1.259 studenti (un altissimo numero) di età compresa fra i 13 e i 17 anni, cioè coloro che frequentano l’ultimo anno delle medie e i primi corsi delle superiori. Più specificamente il progetto afferisce a “percorsi di educazione legata alla responsabilità della scelta personale e nel gruppo classe”. La principale “indagata” è stata (giustamente) la relazione: con gli amici, i professori, il padre e la madre. Le parole guida sollecitate erano: fiducia (vince la mamma, e chi sennò?), responsabilità (i professori), rispetto (fra gli stessi ragazzi) ma anche conflitto (non troppo forte ed equamente ripartito fra genitori e docenti) come del resto il controllo, stringente sì ma non troppo, in fin dei conti. La condivisione è poi un valore tipicamente orizzontale, vissuto fra i giovani. La comprensione è invece cercata dai ragazzi in tutti ma principalmente, ancora, nella mamma. Ma dove si incontrano, oggi, queste nuove generazioni? Per il sondaggio: negli spazi pubblici (parchi e piazze), ma anche nei centri commerciali oppure nei locali, infine a casa per … per chiacchierare, per “fare cose divertenti”, bere e mangiare o per ascoltare musica. Avvicinandosi al tema scottante del bullismo e dintorni, poco più della metà dichiara di non aver mai ricevuto atti di devianza ma il 20% almeno in un caso ne è stato vittima mentre un quarto degli intervistati dichiara di aver ricevuto due o più atti di devianza. Di che tipo? Furti, offese soprattutto a mezzo social, oppure minacce e addirittura violenze. Sullo sfondo appare evidente una richiesta, forse sorda, di ascolto, di maggiore coinvolgimento e comprensione da parte di un mondo, quello degli adulti, che, oggettivamente, è lontano mille miglia dal loro. Le generazioni, nel frattempo, vanno tanto veloci che si capiscono poco fra loro anche che se molto vicine. Quanto al futuro, pare che questi ragazzi abbiano i piedi piantati nella (grigia?) realtà odierna, senza grandi voli pindarici: il lavoro cui aspirano è quasi sempre tradizionale: medico o professionista, operaio. Meno di quanto ci si potrebbe aspettare sono le aspirazioni di diventare uno sportivo di grido o un cantante di successo e tanto meno l’influencer. Pochi sogni nei loro cassetti? Difficile giudicare. In ogni caso torna in campo la necessità dell’ascolto “per capire e per prevenire fenomeni ben più gravi di devianza”, ha commentato la Crocitti aggiungendo che a Cento, come del resto in Emilia-Romagna “non operano baby gang”. La polizia locale, ha ricordato il comandante Balderi, ha effettuato in un paio d’anni 826 servizi di controllo nelle zone più calde a cominciare dall’autostazione. Importante, infine, il ruolo delle associazioni di volontariato come Strade che opera con i giovani attraverso propri educatori. Va da sè che fra le agenzie educative la più importante permane la famiglia ma – è noto – “è sempre più difficile fare i genitori”. In ogni caso è assolutamente fondamentale, indispensabile, la testimonianza genitoriale. Il problema, comunque, non lo si può affrontare se non tutti insieme e facendo riferimenti ai valori, quelli veri.